Un'ipotesi di teatralità
"Commedia" è, più che il titolo, parte della definizione originale dell'opera scritta dall'Alighieri. Il titolo che è arrivato sino a noi, "Divina Commedia", è il risultato di un'aggiunta arbitraria avvenuta più tardi.
Quindi Dante ha definito la sua opera con il nome di un sottogenere, infatti, "Commedia" e "Tragedia" appartengono entrambe al genere del "Dramma" che non vuol dire "rappresentazione teatrale con personaggi e storie tristi", ma solo "azione scenica" in generale. Tuttavia tali termini avevano, nel corso dei secoli, perduto la portata della loro specificità teatrale e avevano finito per definire un genere letterario di carattere narrativo. Ma il Poeta ha voluto specificare. Che tipo di narrazione? Scartando "Tragedia", preferì "Commedia" e nelllo spiegare tale definizione tirò in ballo il commediografo romano più conosciuto nel Medioevo: Terenzio.
Il nostro progetto di rappresentazione di tre spettacoli tratti dalle tre Cantiche nasce da questo presupposto e dal tentativo di dare risalto ai contenuti satirici, grotteschi e comici presenti nel poema ma offuscati dalla lingua ormai in disuso, dalle cronache del tempo ormai lontane, dai colpi ritmati di tediose letture a leggio e disperate ricerche, tra le note a margine, del senso perduto.
Tale spirito vuole essere in armonia con quello del tempo, per quanto e ove possibile, col proliferare di un immaginario sconfinato sui mondi dell'oltretomba e col diffondersi di un teatro, perpretato da mimi, cantori e giullari, dove accanto ai dialoghi, largo spazio trova la narrazione.